ROMA – I docenti di ruolo che ottengono una valutazione positiva nel superamento di tre percorsi formativi consecutivi, possono accedere alla qualifica di “docente esperto”, e maturare il diritto ad un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro (circa 400 euro in più al mese). La misura è stata inserita nel dl Aiuti bis, varato ieri dal Consiglio dei ministri. La qualifica non comporta nuove o diverse funzioni oltre a quelle dell’insegnamento, ma possono accedervi solo 8mila docenti all’anno, per gli anni scolastici 2032/2033, 2033/2034, 2034/2035 e 2035/2036. Come si legge nella bozza del dl aiuti bis, il docente esperto deve rimanere nella stessa istituzione scolastica per almeno i tre anni successivi al conseguimento della qualifica. La misura fa seguito alla riforma del reclutamento e della formazione dei docenti, inserita nel Decreto-legge 36 del 2022 (Pnrr 2), che istituiva una formazione con accesso volontario ma incentivata, sviluppata su programmi triennali.

IL PARERE CONTRARIO DEI SINDACATI

Ma i sindacati della scuola, in una nota congiunta firmata dai segretari generali di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, Gilda Unams e Snals Confsal, hanno contestato la norma che la norma che istituisce la figura del docente esperto. “Uno su dieci, dopo formazione e selezione. Insegnanti pagati a premi e nemmeno tutti. Il governo (dimissionario) disegna ad agosto l’impianto della scuola nei prossimi anni”, hanno scritto in un comunicato.

“Il governo trova nuove risorse per finanziare la figura del ‘docente esperto’, un meccanismo selettivo degli insegnanti che riguarderà solo 8.000 lavoratori all’anno e che la categoria ha già bocciato con lo sciopero generale del 30 maggio scorso – scrivono – La scuola non può andare avanti con 8mila docenti esperti, dopo un percorso selettivo che dura 9 anni, mentre funziona quotidianamente con centinaia di migliaia di docenti sottopagati- sottolineano i segretari generali di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, Gilda Unams e Snals Confsal- È evidente che si trovano i soldi per tutto tranne che per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto da oltre 3 anni. Sarebbe invece il momento di dare un segnale forte al mondo della scuola finanziando adeguatamente il rinnovo. È un fatto acclarato che le retribuzioni medie dei docenti italiani sono troppo basse, sia rispetto a quelle dei colleghi europei, sia rispetto a quelle degli altri lavoratori del pubblico impiego a parità di titolo di studio. É intollerabile dunque, che su questo tema la politica continui a far finta di niente. La responsabilità, se non c’è il rinnovo, è di tutte le forze politiche, nessuna esclusa”.

“Per il prossimo 8 settembre abbiamo invitato tutti i partiti politici a confrontarsi con i sindacati del settore scuola per capire le loro reali intenzioni, ma intanto vogliamo una riposta immediata- ribadiscono i segretari generali, Francesco Sinopoli, Ivana Barbacci, Giuseppe D’Aprile, Rino Di Meglio e ElviraSerafini- lo stralcio del provvedimento delle misure che riguardano la scuola, che vanno riportate a materia contrattuale e l’individuazione delle risorse per chiudere il negoziato in atto per il contratto di un milione di persone”.

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L’articolo Arriva il docente esperto: che cos’è e quanto guadagnerà proviene da Ragionieri e previdenza.

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