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Caso Salis, Tajani: non è possibile la detenzione in ambasciata

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“Questione di sicurezza nazionale, non equiparabile al caso dei marò”

Roma, 8 feb. (askanews) – Nell’incontro avuto con il padre di Ilaria Salis, il 5 febbraio, Roberto Salis ha avanzato ai ministri degli Esteri e della Giustizia, Antonio Tajani e Carlo Nordio, “due richieste: una missiva del Governo italiano alla Magistratura ungherese per favorire la concessione di una misura cautelare alternativa alla detenzione e l’ipotesi che tale misura possa essere eseguita presso l’Ambasciata”. “Avevo detto al Signor Salis che qualora il Ministero dell’Interno e della Giustizia avessero autorizzato una tale ipotesi non mi sarei opposto”, ha precisato Tajani in un’informativa urgente alla Camera. “Il Ministro Nordio ha illustrato le ragioni di diritto e di fatto per cui la richiesta di sostituzione della misura cautelare presso l’Ambasciata italiana non è possibile”.”L’Ambasciata non è luogo idoneo all’esecuzione di misure coercitive”, ha ricordato Tajani, precisando che “servirebbero lavori per crerare un’apposita area di detenzione e un incremento del numero dei carabinieri”. “Ci sono documenti riservati, c’è un ufficio cifra, non è una casa riservata, deve essere preservata la sicurezza e qualsiasi detenuto deve preservare la sicurezza dello Stato”, ha avvertito. “E’ una questione di sicurezza nazionale”.”La situazione dei Marò, citata come termine di paragone dal Signor Salis, non è in realtà equiparabile”, ha argomentato Tajani. In quel caso, “l’Italia riteneva che l’esercizio da parte indiana della propria giurisdizione violasse gli obblighi internazionali di rispettare l’immunità dei pubblici ufficiali di Stati stranieri”, ha proseguito Tajani, ricordando che “un Tribunale internazionale ha poi dato ragione all’Italia proprio sulla base del principio per cui gli Stati non hanno giurisdizione su altri Stati”. “Diverso appare il caso della Signora Salis, in cui l’Italia non contesta né può contestare la giurisdizione ungherese; ogni Stato ha diritto di esercitare la giurisdizione penale per reati commessi sul proprio territorio”, ha argomentato il ministro. “Il Ministro Nordio ha inoltre rilevato che un’interlocuzione epistolare tra un Dicastero italiano e un organo giurisdizionale straniero sarebbe irrituale e irricevibile. La decisione sullo stato di libertà dell’indagato compete solo al giudice ungherese”, ha chiarito Tajani.”Se il documento richiesto fosse una semplice spiegazione”, ha proseguito, “il magistrato ungherese potrebbe rispondere che già conosce la nostra legge. Se invece fosse una surrettizia richiesta di convertire la custodia cautelare in carcere in arresti domiciliari, allora sarebbe un’interferenza”.”Il collega Nordio ha quindi nuovamente prospettato al Signor Salis l’opportunità che il difensore ungherese presenti un’istanza per la concessione degli arresti domiciliari in Ungheria, unico mezzo per consentirne l’esecuzione in Italia”, ha aggiunto Tajani.

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