Progetto pilota dimostra efficacia del 99% su pazienti con anoressia e bulimia grave
In Italia oltre 3 milioni di persone convivono con disturbi del comportamento alimentare, una cifra drammaticamente cresciuta dai 300.000 casi del 2000. Tra anoressia, bulimia e “binge eating disorder” questi disturbi colpiscono prevalentemente il genere femminile, con un’incidenza della bulimia nervosa stimata in almeno 12 nuovi casi per 100.000 persone all’anno tra le donne.
Di fronte a questa emergenza sanitaria che coinvolge sempre più giovani, spesso costretti in strutture residenziali specializzate per la gravità della loro condizione, emerge una sperimentazione rivoluzionaria che sta ottenendo risultati straordinari.
Nicoletta Genovese, esperta in metodologie ludico-motorie, ha portato il suo innovativo metodo della ‘danzatricità’ all’interno della comunità residenziale Villa Miralago a Cuasso al Monte in provincia di Varese, specializzata nel trattamento di disturbi alimentari gravi.
Il progetto pilota, condotto nel 2021 sotto la supervisione di un ricercatore, una psichiatra e una psicologa, ha coinvolto una trentina di pazienti divisi in tre gruppi in base alla gravità delle loro condizioni: “È stato molto difficile, erano mesi in cui tutte le volte che andavo in comunità era faticoso, ma quando tornavo ero sempre devastata. Però mi portavo a casa un sorriso, qualcuno che mi diceva ‘sto bene, grazie’, racconta Genovese, descrivendo l’impatto emotivo di lavorare con giovani in condizioni estreme, alcune con sondino nasale e flebo, ridotte letteralmente a ‘pelle e ossa’.
I risultati della sperimentazione hanno superato ogni aspettativa: il 99% delle partecipanti ha riportato benefici significativi attraverso questionari sistematici che misuravano non solo il gradimento dell’attività, ma anche parametri cruciali come la capacità di ‘non pensare al cibo’ durante e dopo gli incontri: “Le ragazze rispondevano che riuscivano a non pensare al cibo per il tempo di gioco, mantenevano quel senso di benessere fino a 10 minuti dopo l’incontro, mezz’ora dopo, fino al pasto”, spiega l’esperta.
La metodologia è stata adattata alle diverse esigenze dei pazienti: mentre due gruppi potevano svolgere attività che prevedevano movimento, il terzo gruppo, composto dalle pazienti più gravi, doveva rimanere seduto per evitare dispendi energetici che il loro corpo non poteva sostenere: “Ho riadattato tutta la metodologia e le attività alle esigenze di queste persone che dovevano stare sedute, ma anche loro hanno tratto beneficio”, sottolinea Genovese.
Uno degli aspetti più toccanti emersi dalla sperimentazione riguarda la riscoperta del gioco: “Una delle cose che mi hanno detto più ragazze è che finalmente avevano la possibilità di giocare, cosa che non avevano mai fatto quando erano bambine”, rivela l’esperta, evidenziando come molti disturbi alimentari abbiano radici in infanzie caratterizzate dalla mancanza di spensieratezza e gioco.
Il metodo della ‘danzatricità’, originariamente sviluppato per la prima infanzia (0-36 mesi), si è rivelato efficace anche in contesti terapeutici complessi: “Mi sono resa conto che il benessere attraverso il gioco non è legato solo ai bambini’, afferma Genovese, che ha esteso l’applicazione del metodo dalla gestazione fino agli anziani nelle RSA.
Questa sperimentazione apre nuove prospettive nel trattamento dei disturbi alimentari, patologie che richiedono approcci multidisciplinari e che spesso accompagnano i pazienti per tutta la vita.
Il successo del metodo ludico-motorio dimostra come l’integrazione di terapie innovative possa offrire strumenti preziosi per il recupero del benessere psicofisico, restituendo ai giovani pazienti quella dimensione di gioco e spensieratezza spesso negata durante l’infanzia.
La ‘danzatricità’ rappresenta così non solo un metodo educativo per la prima infanzia, ma uno strumento terapeutico capace di raggiungere le persone nei momenti più difficili della loro esistenza, offrendo attraverso il gioco una via di accesso a emozioni positive e a un rinnovato rapporto con il proprio corpo e con la vita.

