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INPS, Pmi diffuse ma le grandi aziende trainano l’occupazione

NewsINPS, Pmi diffuse ma le grandi aziende trainano l’occupazione

Report dell’Osservatorio INPS sulle imprese private non agricole

Nel 2024, le piccole aziende (fino a 15 dipendenti) costituiscono il 92,3% del totale, con oltre il 76,5% rappresentato da microimprese, che hanno un massimo di cinque lavoratori.

Tuttavia, queste imprese creano il 32% dei posti di lavoro, mentre quelle con 16 o più dipendenti, sebbene siano solo il 7,7% del totale, generano il 68% delle opportunità lavorative. Questa è l’analisi fornita dall’osservatorio dell’Inps sulle imprese private in ambito non agricolo.

Analizzando i dati per settore, il numero maggiore di imprese attive è nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, oltre che nella riparazione di automobili e motocicli, con un totale di 357.929 aziende, equivalenti al 21,4%. Seguono le attività legate ai servizi di alloggio e ristorazione, con 242.367 aziende, e le attività manifatturiere con 236.567.

I settori che offrono il maggior numero di posti di lavoro sono quelli manifatturieri, con 3.783.000 posizioni occupazionali (24% del totale), seguiti dal commercio con circa 2.341.000 e dal settore del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle aziende, con poco più di 1.648.000 posti disponibili.

“I dati indicano un aumento nel numero di aziende operative e nelle posizioni lavorative. La presenza di 1,7 milioni di imprese e una crescita del 2,5% nei posti di lavoro mostrano la resilienza e la dinamicità del nostro tessuto economico”, afferma Fausta Bewrgamotto, sottosegretario del ministero delle Imprese e del made in Italy.

“È particolarmente incoraggiante osservare i risultati provenienti dalle regioni del Mezzogiorno – continua – ciò rappresenta un segnale significativo riguardo all’efficacia delle politiche di sostegno e incentivazione. Continueremo a lavorare per favorire un contesto propizio allo sviluppo delle imprese, valorizzando le capacità delle nostre aziende e investendo nel capitale umano. L’aumento dei contributi, che ha raggiunto i 171,3 miliardi di euro, è un indicatore chiaro della vitalità del nostro mercato del lavoro. Rimane il punto che il contesto sia nazionale che globale (in mezzo a tariffe, conflitti nelle catene di approvvigionamento e instabilità geopolitica) ci incoraggi a una gestione cauta”.

Ciro Di Pietro

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