Lo scrittore: “In carcere relazioni più autentiche che in classe”
ROMA – Il confine tra reale e digitale si fa sempre più sottile, trasformando le aule scolastiche in teatri di una crisi educativa senza precedenti. A lanciare l’allarme è Alfredo Vassalluzzo, insegnante e autore del romanzo Gargoyle, che attraverso un’analisi controcorrente mette a confronto l’istruzione tradizionale con quella negli istituti penitenziari.
Al centro della riflessione non c’è solo l’uso dei social network, ma la loro capacità di alterare profondamente l’identità degli adolescenti. «Il problema è la capacità dei social di amplificare tutto», spiega Vassalluzzo. «Un episodio che nasce in classe continua online, si espande e raccoglie odio. I ragazzi oggi aderiscono a una versione ideale di sé, lontanissima dalla realtà, perdendo il contatto con la propria verità interiore».
Il paradosso emerge dal confronto con la scuola in carcere. In un contesto dove la dimensione digitale è assente, le relazioni tornano a essere dirette, prive di filtri tecnologici. Secondo lo scrittore, mentre fuori la mediazione dello schermo frammenta l’attenzione e spinge a cercare riconoscimento costante, tra le mura di un istituto penitenziario si recupera la “consistenza del tempo” e la centralità della presenza.
Vassalluzzo punta il dito anche sulla crisi di autorevolezza degli adulti. I social, livellando ogni comunicazione, rendono l’adulto una figura spesso derisibile, vittima della stessa smania di apparire dei più giovani. «L’adulto perde credibilità quando offre di sé un’immagine fittizia o demenziale online», sottolinea il docente.
La sfida per la scuola del futuro, dunque, non è vietare la tecnologia, ma ripartire dalla qualità del tempo condiviso. È necessario insegnare ai ragazzi a gestire la “metamorfosi” dell’adolescenza senza rifugiarsi in un “io ideale” digitale che, quando fallisce, porta a gesti eclatanti pur di ottenere un like.

